Ramacca

Il territorio di Ramacca nella storia

Il territorio ramacchese è stato abitato fin dalle epoche piú remote. Ciò é dimostrato dai numerosi siti archeologici preistorici scoperti nelle contrade Torricella, S. Maria, Montagnola, Poggio Croce, Poggio Forche, Perriere Sottano, sito, quest’ultimo, risalente al Mesolitico quindi l’insediamento più antico del nostro territorio, Una enorme quantità di reperti rinvenuti durante le campagne di scavo e le esplorazioni sono conservati nei magazzini e parte di essi esposti nelle sale del Museo Archeologico Civico. Numerosi anche gli insediamenti di età romana tra i quali spicca una villa con pavimenti a mosaico in contrada Castellito. La villa romana, costruita in età repubblicana (II sec. a.C.), fu abitata fino in età tardo-antica. La zona indagata, composta da alcuni ambienti e da un piccolo impianto termale, costituisce solo una parte della “Pars urbana”, cioè la residenza del dominus quando questi soggiornava nei suoi latifondi, mentre i terreni adiacenti, cosparsi di cocciame di età romana, nascondono ancora la “Pars rustica”, cioè i laboratori per il trattamento dei prodotti agricoli. Del periodo medievale è probabile testimonianza la Torre di Albospino, dalla imsponente struttura irregolarmente esagonale, visibile sulla strada per Castel di Iudica. Le origini del centro urbano. La storia di Ramacca invece è relativamente breve. Discussa ancora oggi dagli studiosi è l’origine del toponimo, che per alcuni deriva dall’arabo Rammuallah (terra o giardino di Allah) o Ramaq (osservatorio) o ancora Rammak (guardiano di giumente) per altri dall’ebraico Ramach (altura). Appartenente a Caltagirone fin dalla leggendaria conquista di Judica del 1076, il feudo fu aggregato a Palagonia ai tempi del re aragonese Federico IV e passò dopo al nobile casato dei Gravina. Il 7 ottobre 1688 Sancio Gravina, signore del feudo di Rammacca ottenne col privilegio di Carlo II il titolo di principe a condizione che entro il decennio successivo vi fondasse un abitato. Nel 1709 il figlio Ottavio Gravina ebbe il privilegium aedificandi il permesso cioè di iniziare la costruzione del paese. Da molti luoghi, alcuni dei quali quasi totalmente distrutti dal terremoto del 1693, affluirono diverse famiglie che si insediarono nella nascente cittadina. L’eterogeneità della popolazione è evidente ancora oggi nel dialetto composito con influenze catanesi, ragusane e messinesi e dalla coesistenza di diverse tradizioni. Da allora il paese ha avuto uno sviluppo legato all’economia prevalentemente agricola latifondistica, con colture di tipo estensivo.

Fasi storiche salienti

Diversi sono stati i momenti di “fibrillazione” nella storia di Ramacca. Nel 1903 patti agrari sempre più oppressivi costrinsero la quasi totalità dei contadini a ribellarsi allo Stato, mediante scioperi e manifestazioni organizzate. Capeggiati da don Luigi Sturzo, oltre 50.000 contadini del circondario di Caltagirone incrociarono le braccia costringendo il padronato agrario a cedere e ottenendo un nuovo patto colonico. Di questi avvenimenti, non privi di atti di forza da parte dello Stato, abbiamo testimonianza nei documenti dell’archivio storico, in cui le delibere di quegli anni ci parlano della ribellione dei contadini e delle loro rivendicazioni. Nel luglio del 1943 alcune “camicie nere” spararono dai tetti di Ramacca verso gli aerei delle forze alleate che si dirigevano a bombardare l’aeroporto militare tedesco nella vicina contrada Gerbini, questi risposero “spezzonando” il centro del paese. Era circa mezzogiorno, e le vittime tra la popolazione inerme furono 44, tanti i feriti, soprattutto donne e bambini. Nessuna lapide in paese ricorda i caduti civili di quel terribile avvenimento, mentre un monumento in contrada Quattro Finaite fu eretto dai militari scozzesi in memoria dei loro caduti della battaglia di Gerbini e Sferro. In esso è scritto: “To the memory of the officers and men of the 51st Highland Division who gave their lives for their country during the campaign in Sicily 10th july – 16th august 1943. This memorial erected by their com… overlooks the battlefields of Gerbini and Sferro” In memoria degli ufficiali e degli uomini della 51. Divisione Highland che diedero la loro vita per il loro paese durante la Campagna di Sicilia 10 luglio-16 agosto 1943. Questo monumento è stato eretto dai loro compagni a guardia del campo di battaglia di Gerbini e Sferro Tra la fine del secondo conflitto mondiale e i primi anni ‘50, a seguito della Riforma agraria, i contadini ramacchesi si unirono a quelli di Mineo, Raddusa e di tutta la Sicilia nella lotta per il diritto alla proprietà, con l’occupazione dei latifondi. Molti ottennero così, spesso pagando con la prigione e le cariche dei carabinieri, l’appezzamento di terreno, in passato lavorato da generazioni per versare quasi tutto ai gabelloti dei grandi proprietari terrieri, o la proprietà dei latifondi incolti divisi in lotti. Tra la fine del secondo conflitto mondiale e i primi anni ‘50, a seguito della Riforma agraria, i contadini ramacchesi si unirono a quelli di Mineo, Raddusa e di tutta la Sicilia nella lotta per il diritto alla proprietà, con l’occupazione dei latifondi. Molti ottennero così, spesso pagando con la prigione e le cariche dei carabinieri, l’appezzamento di terreno, in passato lavorato da generazioni per versare quasi tutto ai gabelloti dei grandi proprietari terrieri, o la proprietà dei latifondi incolti divisi in lotti. Libertinia La piccola frazione che si trova a circa 30 Km da Ramacca e che conta oggi circa 200 abitanti, nacque alla fine degli anni ‘20 nell’ex feudo formato dalle contrade Mandre rosse, Mandre bianche, Albospino, Calatarì e Gabella, per volontà del proprietario del feudo on. Pasquale Libertini. Il latifondo, prima abbandonato al pascolo, venne così messo a coltura intensiva. Il Libertini intraprese un esperimento di bonifica integrale colonizzando il feudo attraverso la migrazione interna di contadini, provenienti dal ragusano e dal siracusano.Il villaggio sorto per accogliere i coloni fu posto sotto la podestà amministrativa di Ramacca e venne denominato Libertinia con una delibera del 20 aprile 1928, in omaggio al suo fondatore. Ma alla morte dell’on. Libertini il borgo non era stato ancora completato, e gli eredi non erano in grado di dotarlo degli edifici e servizi mancanti. Così nel 1954 essi fecero un atto di donazione al Comune di Ramacca, che si assunse l’onere di completare il borgo con la costruzione del cimitero, degli uffici pubblici e dell’impianto sanitario. Nel 1946, un saggio di scavo condotto dall’archeologo Vincenzo Tusa scoprì, nei pressi della stazione ferroviaria, due sepolture di età ellenistica che indiziano la presenza di un antico centro abitato prospiciente la valle del Dittaino non ancora individuato.

 Urbanistica e monumenti

Il carattere urbanistico del paese è connotato da un impianto ortogonale, con vie larghe e rigorosamente squadrate. Il centro di Ramacca è costituito dalla piazza Umberto I, che ha la morfologia di un ottagono irregolare, al cui lato meridionale sorge il settecentesco palazzo Gravina, oggi sede del Municipio. Tradizione popolare vuole che la pianta del centro storico ricalchi in miniatura quella di Palermo, anche se studi recenti l’hanno messo il relazione con il quello di Bagheria. Il centro storico è caratterizzato, oltre che dal già citato palazzo comunale, dalla chiesa Matrice dedicata inizialmente al SS.mo Crocifisso e poi alla Natività di Maria SS.ma, costruita nel suo primo impianto all’inizio del XVIII secolo ed ampliata nel 1830. Al suo interno sono conservati il crocifisso ligneo del ‘700, la statua della Madonna delle Grazie, quella del patrono S. Giuseppe e gli altari in marmo pregiato. Nella vicina Piazza Elena si può ammirare il monumento ai Caduti dei conflitti mondiali, sovrastato da una nike, vittoria alata in bronzo, opera dello scultore catanese Luciano Condorelli, eretta del 1925. Proseguendo la passeggiata verso sud est, dopo aver attraversato piazza Umberto I e la villa comunale, caratterizzata dalle altissime palme secolari (Washingtonia filifera), e percorrendo via Risorgimento si giunge in Piazza Tenente Di Fazio, dove spicca l’imponente prospetto della chiesa dedicata a S. Giuseppe con annesso l’ex convento dei Cappuccini; di particolare interesse e bellezza, all’interno della chiesa, é un’anonima tela settecentesca rappresentante una Deposizione. Recenti lavori di restauro hanno portato alla luce le cripte del monastero, con gli essiccatoi e l’ossario funzionali ai riti funebri della comunità francescana. Dal 20 settembre del 2011 la chiesa ospita una reliquia preziosissima. Si tratta di uno dei guanti con i quali S. Pio da Pietrelcina copriva le stimmate. La reliquia, portata a Ramacca per volontà del Vescovo di Caltagirone Mons. Calogero Peri con l’intento di ridare slancio al gruppo di preghiera di S. Pio, è esposta in una teca di vetro alla venerazione dei numerosi fedeli del santo di Pietrelcina. Il convento fu edificato nel 1746, espropriato alla Chiesa nel 1865, ed acquistato nel 1883 dalla famiglia Gravina. Vi abitarono il conte Biagio Gravina e la moglie,Blandine von Bulow, figliastra del grande musicista tedesco Richard Wagner.In questa residenza Richard Strauss, nel 1892 ospite dei Gravina, si ispirò alla bellezza delle campagne ramacchesi per scrivere il secondo atto del poema sinfonico “Guntram”. A Wagner è dedicato il grande parco urbano attrezzato con giochi e punti ristoro, oasi verde sorta all’ingresso est del paese. Il paese vanta una ricca tradizione musicale, che trova ampia testimonianza nel Museo delle Bande Musicali recentemente inaugurato nel cuore del centro abitato. Esso raccoglie, oltre ai vecchi strumenti e alle partiture bandistiche, anche l’opera di un grande musicista, direttore della scuola di musica negli anni ’30 e ’50 a Ramacca il M° Cosimo Castronuovo, opera continuata dal figlio Bruno.

Economia

Il territorio è ricco di agrumeti, dove si raccoglie la preziosa arancia rossa, e di uliveti, con vasti tratti coltivati a legumi ed ortaggi, fra i quali bisogna segnalare il violetto di Sicilia ed altre pregiate qualità di carciofo di cui Ramacca vanta una forte produzione. In estate soprattutto negli ultimi anni ad avere il sopravvento è stata la coltivazione delle angurie. Il grano duro è stato tradizionalmente il prodotto principe tant’è che negli anni passati alcuni coltivatori hanno creato delle nuove varietà di frumento che da contrade ramacchesi hanno preso il nome, come il Margherito. Parte rilevante nell’economia locale ha anche l’allevamento degli ovini e la produzione casearia. In fase avanzata di sviluppo sono le iniziative imprenditoriali legate all’edilizia, all’artigianato e al settore dei servizi. Le numerose attività commerciali completano il quadro delle attività economiche ramacchesi.

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